A feast of Italian cinema (see FILMS)

Ten new films – click the Films link


S’era tutti sovversivi – a Franco Serantini


Un’idea esagerata di liberta’ Anarchici oggi (Anarchists today – an exaggerated idea of freedom – in Italian)
Trattato tramite introduzioni storiche e filosofiche scritte e “recitate” da noi stessi, ed intervallate da interviste ad esponenti dei circoli anarchici di Carrara, e da persone incontrate per strada.


‘Mamma dammi la benza – A Come Anarchia’ (1976 – Angelo Rastelli Film)

Italian Punk Rock –1977-1982. Tre puntate che si occuperanno dei pionieri, di tutti coloro che tra il ’77 e l’82 si sono sentiti punk nell’Italia violenta, fragile e confusa di quegli anni. A modo loro, anche solo bucandosi la guancia con uno spillone o imbrattando una cabina telefonica. Perché anche questa è storia.


Parco Lambri 1976 (Nudo verso La Follia)

Nelle giornate del 26, 27 e 28 giugno del 1976 si svolge al Parco Lambro di Milano la VI Festa del Proletariato Giovanile, organizzata dalla rivista Re Nudo. Un film sempre diverso, naturalmente, che è soprattutto il tentativo di rileggere, riproporre e reinterpretare il lavoro realizzato dal collettivo di videoteppisti (questo è il nome che si erano dati) che insieme ad Alberto Grifi aveva ripreso nel 1976 le giornate del Festival; un’analisi a ritroso per riscoprire una macchina-cinema complessa come quella messa in piedi negli anni Sessanta e Settanta da Grifi: appropriazione e riuso del già fatto, processo artistico come montaggio, opposizione all’autorità della sceneggiatura e della regia; uno sguardo radicale e d’avanguardia, curioso e inquieto, che è riuscito più di altri ad avvicinarsi e a raccontare le lotte e le trasformazioni di quegli anni, proprio perché viste e vissute dall’interno.


Nella città perduta di Sarzana: (1980 – Luigi Faccini)
El luglio del 1921 una spedizione armata di 600 fascisti, guidati da Amerigo Dumini, raggiunge Sarzana (La Spezia) per liberare Renato Ricci e per dare una lezione alla cittadina “rossa”. La spedizione è respinta dalla forza pubblica (Carabinieri) e dalla popolazione, organizzata in formazioni paramilitari, compresi gli Arditi del Popolo. Rimangono uccisi tredici fascisti, diciotto secondo altre fonti. La struttura narrativa del film – esposto alla Mostra di Venezia 1980 e mandato in onda dalla RAI, che l’aveva prodotto, il 22-8-1981 – segue l’itinerario dell’ispettore generale Trani (Graziosi), plenipotenziario di Ivanoe Bonomi, capo del governo e ministro degli Interni, nel ricostruire l’accaduto e nel ricercarne cause e responsabilità in modo da offrire al suo superiore lo strumento politico per disarmare i fascisti su tutto il territorio nazionale. L’aggettivo “perduta” del titolo allude alla tesi di fondo: Sarzana fu un’occasione perduta per la democrazia italiana e, in particolare, per la sinistra: il 23 luglio 1921, due giorni dopo i fatti, i socialisti votano contro il programma di Bonomi che ottiene egualmente la maggioranza con i voti della destra; il 3 agosto il Partito socialista stipula con quello fascista un patto di pacificazione che, in pratica, lascia la sinistra italiana in balia del fascismo armato.


Piazza Fontana – 12 December 1969 – 2 anni dopo (1972 – Pier Paulo Passolini)
“Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Sembra solo la storia di una strage quella provocata dalla bomba che il 12 dicembre 1969 uccise a Milano diciassette persone. In realtà è la storia d’Italia degli ultimi quarant’anni. I personaggi e gli interpreti, i protagonisti e le comparse della parabola giudiziaria e politica di piazza Fontana sono in gran parte gli stessi che dalla fine degli anni ’70 ad oggi ricorrono nelle alterne vicende italiane. Terroristi neri, agenti segreti, ministri, parlamentari, giudici, avvocati, testimoni e imputati, pentiti e irriducibili.  Fu un’intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell’intesa la necessità di tutelare “Il Segreto della Repubblica”, cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall’intelligence inglese.


Rumore di Fondo Storie di semplici resistente  (2005 – Marco Carraro e Paolo Cognetti )
Prodotto da Coordinamento sezioni ANPI zona 4 Milano e Dropout Officina dell’immagine in occasione del 60° della Liberazion e Milano, oggi. Un giovane universitario e frequentatore di un centro sociale, spinto da una scarsa conoscenza e da un vago bisogno, decide di incontrare un vecchio partigiano e di trascorrere con lui alcune giornate. Quella che era una remota eco incomprensibile, riaffiorante di tanto in tanto da sparse e diverse fonti, gli si precisa e concretizza via via, attraverso le parole semplici e quasi dimesse del vecchio, in fatti, persone e luoghi. La città resta anonima e scostante, la gente indifferente e neutra, ma l’acquisita consapevolezza di eventi lontani e tragici gliela restituisce a un tempo più sua e pervasa di un’umanità capace di inaspettati palpiti di vita. La vicenda della Resistenza partigiana e della Liberazione come senso di appartenenza, una presenza che accompagna le nuove generazioni come un
rumore di fondo, la memoria che indugia, invita all’ascolto.


Il Filo della memoria Giuseppe Pinelli – Dedicato a Pinelli (1970 – Guido Albonetti)
Ideato dal “Comitato cineasti contro la repressione” (che radunava un gruppo di registi appartenenti alle associazioni di categoria ANAC e AACI), il film fu realizzato in reazione alla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli deceduto in la Questura di Milano il 15 dicembre 1969 .


Un grido attaccato al muro
Un grido attaccato al muro è la definizione che fu data dai disegnatori ai manifesti della rivoluzione spagnola del 1936-39. Questo lavoro mette in mostra molte decine di manifesti, raggruppati per tema, uniti a spezzoni di filmati dell’epoca, con brani musicali di ieri e di oggi ed un breve commento scritto in italiano.
Il lavoro è stato fatto in occasione del 70° anniversario a cura dell’Archivio storico degli anarchici siciliani.


Gli anarchici nella resistenza (Documentario sul ruolo degli anarchici nella resistenza al fascismo)
Quando nella primavera del 1945 l’insurrezione dilaga in tutto il Nord Italia, gli anarchici, già protagonisti nei primi anni Venti della resistenza popolare a uno squadrismo che sta per farsi regime, poi del confino, dell’esilio e della rivoluzione spagnola, sono ancora una volta armi in pugno contro il fascismo. Dopo l’8 settembre 1943 in tutto il centro-nord si costituiscono le prime bande, poi diventate formazioni autonome in alcune aree o parte integrante delle organizzazioni partigiane costituite dalle varie forze antifasciste

And more …

Another new film …

Fury Over Spain (1937  – Italian version)

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New film

Controstoria Rossa Partigiani (la Resistenza partigiana italiana)

Two members of the Brigate Garibaldine —  liberators of Florence on 11 August 1944 — give their testimony (in Italian) of the struggle against fascism

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Now available – Boletín CUBA Libertaria N° 14

CUBA LIBERTARIA No 14 – click to download the PDF

Five new films …

Antonio Garcia Baron (interviewed by Liber Forti)
Ser Libre despues de haber vivido 5 anos en Mauthausen (Antonio Garcia Baron with Liber Forti)
Men of Marble (2006 – Federica Triglia, Riccardo Rovescalli e Marco Luca)

Documentario realizzato da un’idea di Federica Triglia, Riccardo Rovescalli e Marco Luca Cattaneo (progetto grafico della copertina di Gianluca Costa), con il patrocinio e contributo dell’Endas. Cinquantatré minuti di vita vissuta, raccontati da chi è cresciuto respirando la polvere bianca, lottando contro i «padroni»; di filmati in bianco e nero, tratti dall’archivio storico dell’Istituto Luce; di immagini del cavatore del terzo millennio, alle prese con il filo diamantato al posto del vecchio filo elicoidale. I volti delle persone riprese parlano anche a volume spento. Nelle loro rughe profonde, scavate dal sole e dalla fatica, sono incisi, come sulla traccia di un vecchio 33 giri, gli urli lanciati per farsi capire nel frastuono del lavoro frenetico, le invettive contro il «capo schiavista», gli slogan delle lotte anarchiche, e le grida di dolore per l’ennesimo compagno rimasto intrappolato tra due blocchi, travolto dai «badoni», dilaniato da una mina o fulminato dalla corrente.
Uno dei primi personaggi intervistati mette sùbito in chiaro le sue idee: «Noi cavatori siamo tutti anarchici, ce l’abbiamo nel sangue l’anarchia». Un altro parla dei capi che pretendevano l’impossibile e, facendo finta di leggere il giornale al quale avevano fatto due buchi, contavano le sigarette che ognuno si rollava, «perché le sigarette andavano preparate a casa per non perdere tempo».

Prendiamoci la vita 1 1968
Prendiamoci la vita 2 1968-1969

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